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VIGILIA

Come vivevano le persone6 min di lettura2 luglio 2026

La notte aveva dei nomi prima di avere una diagnosi

Se si sveglia alle tre e non riesce a riaddormentarsi, oggi la spiegazione è quasi sempre medica: un disturbo del sonno, un sintomo, qualcosa da correggere. Questa prospettiva è utile e spesso giusta. È anche molto recente.

Le veglie

Per gran parte della storia la notte è stata divisa in veglie — blocchi di poche ore, ciascuno con un nome e con qualcuno che vi rimaneva sveglio. Il computo ebraico ne prevedeva tre, quello romano quattro; per questo i Vangeli potevano parlare della «quarta veglia della notte» ed essere compresi. La parola «veglia» è letterale: qualcuno la faceva. Essere svegli a quell’ora era un compito, non un fallimento.

Le comunità monastiche formalizzarono ulteriormente questa pratica, alzandosi nelle ore piccole per l’ufficio notturno. In gran parte dell’Europa preindustriale le persone comuni dormivano in due blocchi, con un’ora di veglia fra l’uno e l’altro — un periodo documentato dagli storici in lettere, atti giudiziari e testi medici. Quell’ora veniva usata: si pregava, si parlava, si alimentava il fuoco e poi ci si coricava di nuovo.

Che cosa è cambiato

La luce artificiale ha compresso il sonno in un unico blocco e ha reso anomala l’ora di veglia. Ciò che era stato un intervallo normale è diventato la prova che qualcosa non andava. L’ora non è cambiata. È cambiata la sua interpretazione.

Nulla di questo sostituisce un medico. Vale la pena parlare dell’insonnia persistente e, se è comparsa insieme a un umore depresso, farlo prima. Ma se stanotte è sveglio alle tre, può essere utile sapere che questa ora è abitata da moltissimo tempo e che un tempo le persone avevano qualcosa da farne.

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