Leggere il testo7 min di lettura30 luglio 2026
Che cosa dice davvero il Salmo 91
Il Salmo 91 è lungo sedici versetti. La maggior parte delle persone ne conosce tre: l’apertura su chi abita al riparo dell’Altissimo, la promessa dei mille che cadono al proprio fianco e il passo in cui Dio ordina ai suoi angeli di custodirci. Questi tre vengono citati di continuo. Gli altri tredici quasi mai, e sono proprio quelli che cambiano il modo di leggere i primi tre.
È un salmo su un luogo, non una garanzia
Il salmo comincia con una condizione, non con una promessa: chi abita al riparo dell’Altissimo è colui che dimora all’ombra dell’Onnipotente. Tutto ciò che segue descrive come appare quel dimorare dall’interno. Le immagini si accumulano — un laccio del cacciatore, uno scudo, delle ali, un rifugio, una fortezza — e ognuna raffigura una protezione, non l’immunità.
La distinzione non è un tecnicismo. Un riparo è il luogo in cui si sta mentre il maltempo continua. L’immunità significherebbe che il maltempo si ferma. Il salmo non afferma mai questa seconda cosa; leggerlo come se lo facesse porta chi ha attraversato un anno duro a concludere che il salmo abbia fallito, oppure che abbia fallito lui.
Le immagini avevano significati precisi
- Il laccio del cacciatore Una trappola per uccelli: nascosta, fatta scattare all’improvviso e predisposta da qualcuno. Il primo pericolo nominato dal salmo è intenzionale e celato, non accidentale.
- Il terrore della notte, la freccia che vola di giorno Un merismo: due opposti che rappresentano tutto ciò che sta nel mezzo. Notte e giorno, visibile e invisibile. Significa «ogni cosa», come quando diciamo «da cima a fondo».
- Ti coprirà con le sue penne Un uccello che ripara i piccoli sotto l’ala. L’immagine più domestica del salmo si trova al suo centro e raffigura qualcosa di piccolo coperto da qualcosa di più grande, non una tempesta annullata.
- Calpesterai leoni e vipere Il leone è una forza che si vede arrivare; la vipera è ciò su cui si mette il piede senza accorgersene. Ancora una coppia, ancora l’intera gamma.
La fine è la parte che nessuno cita
Negli ultimi tre versetti cambia chi parla. Fino al versetto quattordici il salmo ha parlato di Dio in terza persona. Poi parla Dio stesso: poiché a me si è legato, io lo libererò. E ciò che segue non è un elenco di cose impedite. È «Nella sventura sarò con lui»: la sventura è data per certa, la presenza al suo interno è promessa.
Quella sola riga è la risposta del salmo su come debba essere letto. Non una sventura evitata, ma una sventura accompagnata. Ogni video che trasforma il Salmo 91 in una garanzia deve saltare il versetto quindici per riuscirci.
Letto per intero, è un testo più duro e molto migliore della versione in circolazione. Non dice che non accadrà nulla. Dice dove si trova lei mentre accade.

